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Francesca Woodman e la vecchia tazza da caffè.


“ Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”

Così è stato: Francesca Woodman si è tolta la vita alla soglia dei 23 anni.

Non amo indugiare sui dettagli intimi delle vite personali di nessuno, ma per leggere e comprendere le sue opere, non possiamo prescindere dalla sua vita. Nasce da genitori artisti (madre ceramista e padre fotografo/pittore) la sua vita si srotola tra gli Stati Uniti e l’Italia: Frequenta la Rhode Island School of Design a Providence e i suoi corsi estivi che si tengono presso la sede italiana in Palazzo Cenci, nel centro storico di Roma. La sua produzione artistica è strettamente vincolata al suo vissuto e segue le tracce che l’artista lasica per il mondo: i primi significativi scatti sono quelli ambientati in Colorado, negli anni della scuola superiore, a seguire le opere degli anni della formazione artistica alla RISD e successivamente la sua produzione si intensifica negli anni e si espleta tra New York e Roma. Francesca è spessissimo il soggetto dei suoi scatti, e quasi tutta le sue opere sono incentrate sul rapporto dialettico tra il corpo (soggetto e oggetto degli scatti) e lo sguardo (come fotografa dell’oggetto/soggetto fotografato), per cui il dialogo tra le parti in campo sembrerebbe assumere un tono di soliloquio. Tale aspetto però viene sfatato dalla capacità d’attrazione dei suoi scatti che coinvolgono lo sguardo dello spettatore il quale diventa parte integrante del processo artistico comunicativo della Woodman. La sua presenza negli scatti, non ha la valenza propria del “selfportrait”, nessuna preminenza, nessuna visione privilegiata, il soggetto agente si inserisce nel contesto come facente parte di quell’universo di cose o meglio ancora, come porzione di esso. La vediamo quindi apparire da sotto un intonaco sgretolato, dietro porte e finestre, apparire tra armadi ed oggetti, generalmente, senza volto, perché la sua è una poetica che elegge a materia fondamentale d’analisi introspettiva, il proprio corpo, indagandolo fino allo sfinimento. I suoi sono scatti aperti, sono processi che dialogano con l’esterno. Da qui si evince la consapevolezza del potere dell’arte che riesce a catturare lo spettatore conferendogli un ruolo nella relazione “se narrante”, ”se osservato”, ”se osservatore”, perché con un solo sguardo diventa, necessario, testimone del dialogo tra i tre “se” dell’artista. Con un solo sguardo vediamo l’opera e il suo creatore. Quella che viene vista come comunione di Francesca Woodman con gli oggetti e l’ambiente naturale che la circonda sembra essere la necessità di immergersi, confondersi e fondersi con l’Universo per riemergere con una identità rinnovata. . L’utilizzo quasi esclusivo del bianco e nero ci riporta all’impossibilità di tornare ai luoghi fisici e mentali della scatto.

“Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.”

Così è.

Francesca Woodman (Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981)

~ di lacameradichiara on 5 Dicembre 2010.

20 Risposte to “Francesca Woodman e la vecchia tazza da caffè.”

  1. @ sullarottadiulisse: bene…mi fa piacere che ti piaccia qui :-) iocerco soltanto di condividere le mie più grandi passioni: fotografia e umanità…cioè arte! Un saluto… PS tu tra i miei link ci sei già ;-P

  2. @ Giro: anche a mie piace tantissimo

  3. @ mio capitano: un giorno farò una carrellata di nudi e mi dirai se ne trovi qualcuno che ti piace…ce ne sono tanti e tanto diversi, la storia della fotografia è costellalata da nudi spettacolari…. :-)

  4. @Nadir: forse perchè è soggetto fotografante e oggetto fotografico (che scruta se stessa mentre si ritrae)….Sicuramente una lettura a più dimensioni… Un fascino assoluto.

  5. ciao Chiara:) vengo solo oggi nel tuo spazio (peraltro bellissimo) perchè ero convinta che fossi altra chiara, persona per la quale no nutro molto interesse….
    formidabile questa sequenza di foto in questo pastoso e drammatico bianco-nero….
    non conosco questa fotografa (togliersi la vita merita comunque e sempre un enorme rispetto), ti ringrazio per averla presenta, l’arte, soprattutto se drammaticamente viva (paradosso) come questa, mi compenetra nel profondo,
    ti aggiungo ai miei link

  6. Artista giovane e matura, se consideriamo che muore nell’81, forse ha in sè anche una qualche bandiera d’avanguardia., veramente notevole

  7. Queste foto mi piacciono più delle altre che commentai l’ultima volta. Mi pare che abbiano un anima. Trovo tuttavia sempre molto banali le foto dei nudi, quasi mai ne trovo di interessanti, probabilmente sono le foto più difficili da fare. Ciao.

  8. Un genio… non so se perché nelle sue foto sento come un’intesa tra due soggettività o se perché sono stata colpita dalla storia del suo destino. Probabilmente entrambe le cose.

  9. @ Luka: mi fa piacere che le mie scelte trovino riscontri positivi, per quel che riguarda la Woodman… l’eccezuionalità della sua arte è figlia dell’eccezionalità del suo animo.
    Ciao Luka, a presto.

  10. Come è possibile arrivare a tanto, a 23 anni?

    Ad ogni modo, come sempre, qui si trovano ottimi artisti!

    Ciao Chiara,
    Luka

  11. @ Giovanni P.: per quanto io possa essere materialmente possessiva (non è un vanto…e non per scusarmi ma dipende dal segno zodiacale ahimè ;-P) so intellettualemente filantropa, ergo, avrai il tuo Man Ray… per qul che riguarda Nobuyoshi…credo di averlo in mostra a Parigi..o Milano, non ricordo…comunque ricordo la potenza dei suoi scatti e devo dirti che mi piaccio…ottimo esempio di erotismo in lingua nipponica (non certo erotisco all’occidentale)…
    Vedi che col tempo mi stai diventando un piccolo intenditore?!?!?!?!
    :-)

  12. @ Henry: la Woodman è l’esempio dell’anitconsumismo…il suo lavoro così intimista e introspettivo sfugge alle regole che governano i cervelli lobotomizzati della massa. Il suo linguaggio punta dritto all’anima, ma quando questa è impacchettata, magari con la più scadente carta-regalo, il messaggio non penetra!

  13. Mi piace questa artista e la sconoscevo…grazie per come l’hai resa nostra…il bianco nero in foto mi piace e apprezzo fotografi come Ray e (forse lo scrivo sbagliato) Noboyoushi…anche se come ti ho detto in precedenza di fotografia ne capisco ben poco..chissa’ perche’ l’artista che qui presenti mi ricorda, seppur in ambiti diversi, l’opera di Paul Freyer…
    Un saluto e alla prossima!:-)

  14. Ciao, mi sa che per come è messa la nostra società, tutto l’anno è consumistico e falso, tranne qualche sprazzo di luce ogni tanto.
    Quando si tocca il suicidio, specialmente di artisti, quindi non sprovveduti anonimi, mi prende un insieme di sensazioni spiacevoli a cui non voglio ne posso dare un nome ed un senso.
    Come la scelta che si è deciso di prendere, rimane dei singoli. dopo quella non hanno più la possibilità di dire la loro e già quella è una sentenza definitiva e senza replica.

  15. @ Ivy: sei un’intenditrice o piuttosto una sintonizzata con gli ultrasuoni…ma già l’avevo capito! :-D

  16. @ Incanticando: vite pruciate in pochi anni e vite che si dilatano nel nulla più vuoto. Lei è stata una donna con un’anima dal peso specifico notevole!
    Baci :-D

  17. @Graphic: come scrivo nel testo non sono scatti chiusi, la funzione dello spettatore è quella di dialogo coi vari se dell’artista….inquieto appunto!
    Un saluto C.

  18. non foto… capolavori

  19. Che dire…certe persone ardono tutta l’energia vitale in pochi anni, e lei sembra averlo fatto…e ciò che resta è davvero impresso nelle sue intense immagini..grazie, un abbraccio

    Adriana

  20. Ciao Chiara..
    personalmente amo le foto in b/n

    però.. nn so perchè qst scatti
    mi danno un senso di inquietudine